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Cuore e ciclismo: in occasione della tappa di Cortina del Giro d’Italia, il dott. Dalle Mule racconta cosa succede al muscolo cardiaco quando si pedala

21 Maggio 2021
Feliciana Mariotti
L'intervista

Ospedale di CortinaPresso Ospedale Cortina, la Struttura Polispecialistica di GVM Care & Research, , accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale, è attivo un ambulatorio cardiologico dedicato a pazienti con patologie identificate, a chi ha una predisposizione o una familiarità per malattie cardiovascolari, ma anche a tutti coloro che desiderano fare prevenzione o monitorare lo stato di salute del proprio cuore e del sistema cardio-respiratorio in vista di prove sportive.

dr jacopo dalle mule 1536x1152In occasione della tappa numero 16 “Sacile – Cortina d’Ampezzo” del Giro d’Italia, con arrivo lunedì 24 maggio proprio nella città ampezzana, il dottor Jacopo Dalle Mule, specialista in Cardiologia presso l’Ospedale Cortina, spiega come prendersi cura del proprio cuore quando si pratica ciclismo a livello amatoriale. L’attività fisica fa bene - afferma Dalle Mule - e in particolare quella aerobica, come il ciclismo, viene raccomandata dai cardiologi come parte integrante dello stile di vita.

Praticare un’attività fisica in maniera regolare e costante può influenzare il profilo di rischio cardiovascolare di ciascun individuo, a prescindere dal livello di rischio cardiovascolare preesistente. Questo si dimostra sia con un effetto benefico diretto (miglioramento della performance generale del sistema cardiovascolare) sia con un meccanismo indiretto di modifica di alcuni tra i principali indicatori di rischio, quali peso corporeo, profilo metabolico (ad esempio miglioramento del compenso glicemico), valori di pressione arteriosa.

Tuttavia, prima di intraprendere qualsiasi attività sportiva è bene sottoporsi ad una visita specialistica – spiega lo specialista in cardiologia –. Per quanto riguarda la valutazione dell’attività cardiaca, è importante delineare la storia clinica del paziente, effettuare un esame fisico, eseguire un Elettrocardiogramma a riposo (ECG) e una prova sotto sforzo. C’è poi il test ergo-spirometrico, un test da sforzo durante il quale vengono monitorati di continuo i gas inspirati ed espirati, che ci permette di capire qual è la capacità di lavoro fisico del paziente, sia a livello cardiaco che respiratorio. In base ai risultati di questi esami si valuta se è necessario procedere con un ulteriore approfondimento, tramite eco-cardiogramma, TC coronarica o altro, che consente di escludere la presenza di patologie valvolari, del muscolo cardiaco o di placche di aterosclerosi. 

È possibile raccomandare una corretta attività sportiva anche a persone cardiopatiche, ma in questi casi è necessario valutare la singola condizione clinica del paziente in modo da personalizzare il tipo di attività sportiva e l’entità dello sforzo fisico consigliato, mediante approfondimenti diagnostici tra cui ad esempio un ECG dinamico (Holter 24h) e un test da sforzo. Inoltre l'ecocardiografia è uno degli esami di preferenza per una valutazione specialistica che aiuta ad inquadrare i soggetti cardiopatici che vogliono intraprendere un’attività fisica. 

“Ad esempio – racconta il dottor Dalle Mule –, in caso di aritmie va valutata la tipologia di aritmia e se questa peggiora o migliora nel momento dello sforzo fisico. Nel caso di ipertensione, una delle patologie più comuni, si deve normalizzare e ben controllare la pressione in condizioni di riposo per evitare una crescita eccessiva sotto sforzo, che può determinare degli incidenti cardiovascolari.

Per i coronaropatici, la seconda categoria di pazienti più a rischio, va valutata attentamente la risposta dell’organismo allo sforzo fisico e allo stress aerobico. Infine, per ogni paziente si dovrà determinare la frequenza cardiaca target di allenamento (ovvero quella frequenza che è bene non superare per non affaticare oltre misura il muscolo cardiaco), che non è unica per tutti ma va individualizzata. Chiunque presenti una di queste problematiche può rivolgersi all’ambulatorio dell’Ospedale Cortina per una valutazione specialistica”.

Cosa succede al cuore quando si pedala?

Quando si fa attività sportiva aerobica come il ciclismo o lo spinning, i muscoli scheletrici necessitano di un maggior apporto di ossigeno, in particolare i muscoli delle gambe, e quindi il cuore deve fornire una maggiore quantità di sangue per trasportare l’ossigeno. Come risposta emodinamica si ha un aumento della frequenza cardiaca e della gittata sistolica, ovvero della quantità di sangue che viene espulso ad ogni battito cardiaco da parte del cuore. Per ogni richiesta di aumento di 1 litro di consumo di ossigeno da parte dell’organismo, la gittata cardiaca deve aumentare di 5 volte (5L al minuto), quindi si tratta di un grosso impegno cardiovascolare.

L’allenamento determina delle alterazioni cardiache. Nel ciclista, ad esempio, si ha una dilatazione delle cavità cardiache: il cuore deve maneggiare un volume di sangue più elevato e quindi tende fisiologicamente a dilatarsi. Il cardiologo, tramite test sotto sforzo, esami ecografici o altre indagini più sofisticate, è in grado di capire se questa dilatazione rientra nei limiti della fisiologia, e quindi della risposta normale all’attività fisica, oppure se si tratta di qualcosa che sconfina nel patologico.

Pedalare ad alta quota, quali gli effetti sul corpo?

Il “tappone dolomitico” presenta oltre 5.500 m di dislivello, con tratti che superano i 2.000 metri di altitudine, per giungere a quota 1.225 m all’arrivo a Cortina d’Ampezzo. 

Risulta più difficile fare attività sportiva ad alta quota perché la pressione parziale di ossigeno (pO2) è tanto più bassa quanto più si sale in altitudine. Di conseguenza il trasporto di ossigeno per il nostro organismo è più difficile e le prestazioni dell’atleta non acclimatato si riducono. Ricerche hanno dimostrato che, solo in alcuni casi, l’allenamento ad alta quota, intorno ai 2.000 metri, consente all’organismo di incrementare la produzione di globuli rossi, con un conseguente aumento della capacità di trasporto di ossigeno da parte del sangue.

Dopo un periodo di acclimatamento all’alta quota di circa una decina di giorni, il soggetto che intraprende l’allenamento può riscontrare questo aumento di globuli rossi. Tuttavia, la risposta del corpo, è individuale: non tutti i soggetti che si allenano ad alta quota presentano un effettivo miglioramento delle prestazioni quando poi performano a quote medio-basse. Solo una parte degli sportivi risponde positivamente e ha un reale potenziamento delle prestazioni.

Frequenza cardiaca: come calcolare il valore target per l’allenamento.

Il parametro che si può controllare durante l’allenamento è la frequenza cardiaca, misurabile tramite un cardiofrequenzimetro in battiti per minuto (bpm). Nel caso di soggetti sani, la frequenza cardiaca massima a cui lo sportivo può arrivare si calcola sottraendo a 220 la propria età (220 - età). La frequenza di allenamento per l’endurance, ovvero per un’attività aerobica ottimale nel soggetto sano, si calcola considerando l’85% del valore della frequenza massima. Per il cardiopatico, invece, la frequenza di allenamento va confermata tramite i vari test (sotto sforzo, ecc.) e la visita con il cardiologo.

 

 

© il Notiziario di Cortina

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