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Valeria Ghezzi presidente ANEF: "Il Governo ci ascolti, vogliamo certezze sulla data di apertura o sul sostegno economico"

02 Dicembre 2020
Feliciana Mariotti
Archivio 2020
Valeria Ghezzi - www.ilnotiziariodicortina.com Per far chiarezza sull’emergenza in atto nel comparto montagna, l’Associazione Stampa Estera in Italia ha indetto una conferenza stampa invitando la presidente nazionale dell’ANEF (Associazione Nazionale Esercenti Funiviari) Valeria Ghezzi a illustrare ai corrispondenti dei media internazionali la situazione del settore. L’incontro, coordinato da Maarten Van Aalderen di De Telegraph, era riservato ai soci della stampa estera, ma da domani sarà possibile vedere la registrazione su www.stampaestera.org nella sezione News nella home page del sito. In tale occasione Valeria Ghezzi ha pubblicamente lanciato un appello al Governo che si appresta a varare il DPCM per il periodo natalizio. «Stiamo lavorando con alcuni parlamentari per ottenere un incontro». Dopo aver affermato che le decisioni spettano ai politici,  la presidente nazionale dell'ANEF ha sottolineato che l'intento di tutti gli impiantisti non è chiedere al Governo di aprire gli impianti domani mattina non tenendo conto dei 600 morti al giorno, come molti hanno affermato in questi giorni, ma spiegare che l'attività degli impiantisti necessita di programmazione. «Se diranno di aprire il 15 gennaio, dobbiamo saperlo almeno un mese prima per avviare la parte tecnica. Abbiamo capito che non si apre a Natale, ma abbiamo bisogno di una data certa per aprire a gennaio o di avere la sicurezza della chiusura del primo mese dell'anno per evitare ulteriori spese». Altro aspetto critico è quello del coordinamento con gli altri paesi, che rischia di creare grossi danni all’economia montana italiana. «Siamo in contatto con gli altri paesi europei attraverso la FIANET, la nostra associazione europea. I problemi sono gli stessi in ogni paese: la sopravvivenza delle comunità, il lavoro e gli stagionali. L’apertura eventuale degli impianti in Austria e in Svizzera ci creerebbe un danno importante, perché quest’anno possiamo puntare solo sulla clientela italiana e rischiamo che il 35% di chi sarebbe venuto da noi decida di spostarsi all’estero e non torni più in Italia. Va detto che la Svizzera tiene aperti gli impianti perché li considera trasporto pubblico di persone, equiparandolo al trasporto cittadino, un ragionamento che a mio parere è corretto. In tanti sono d’accordo nel dire che il problema non è lo sci ma tutto quello che ruota attorno. In questo caso basterebbe utilizzare le stesse regole che si seguono al mare o in città, con limitazioni precise e controlli. In Svizzera non c’è neppure una limitazione alla mobilità. Se da noi la mobilità verrà vietata, la riapertura non avrebbe senso. Come si può pensare che in Valle d’Aosta vadano a sciare solo gli abitanti della Regione, sapendo che oltre il 30% sono lavoratori del settore? Anzi, il rischio ulteriore e più grave è che i lavoratori abbandonino le comunità montane per cercare lavoro altrove, spopolando questi luoghi». «Il nostro settore fattura 1,2 miliardi all’anno, di cui 400 milioni arrivano dal periodo natalizio. Abbiamo 15mila dipendenti, di cui 5mila a tempo indeterminato e 10mila stagionali. Per i primi ci può essere la cassa integrazione, per i secondi non esiste alcuna tutela. Con l’indotto si arriva a un fatturato di 11 miliardi, con oltre 120mila dipendenti e la percentuale di stagionali aumenta fino all’80%. Parliamo di famiglie intere che lavorano nel settore e rischiano di restare senza reddito. Questo conta più dell’aspetto sportivo. Sono rimasta sbalordita dall’idea di chiudere gli alberghi - ha continuato Valeria Ghezzi -, anche perché finora non sono mai stati chiusi, neanche a marzo. Non capisco perché ci sia tanto accanimento, la coda per entrare nel centro commerciale è uguale a quella che si fa per la cabinovia. Anzi, in questo caso viene fatta in maggior sicurezza, all’aria aperta. Forse manca una conoscenza dell’economia della montagna, che invece le Regioni hanno mostrato di comprendere e le ringrazio per l’aiuto che ci stanno dando». La presidente ha anche ricordato quali sono le misure già individuate per poter riaprire gli impianti in sicurezza. «Si è investito sulla tecnologia per l’implementazione della vendita online, che permette di eliminare le code alle casse per gli skipass, che nel 95% dei casi si usano hands-free; avremo personale per gestire il distanziamento nelle code, ma gli sciatori sono già molto coperti, quindi in condizione di maggior sicurezza; per le cabine chiuse avevamo proposto il riempimento all’80%, ci è stato chiesto di non superare il 50%. Su questo punto va chiarito un aspetto: il riempimento della cabina è inversamente proporzionale alla coda esterna. Lasciamo al CTS la scelta su quale sia l’equilibrio migliore, ma ricordiamo che in cabina i finestrini sono aperti, si è completamente coperti e il viaggio dura tra i 5 e gli 8 minuti, un tempo inferiore a quello di permanenza in autobus, spesso con finestrini chiusi. Per le seggiovie, invece, è consentito l’utilizzo a pieno carico, essendo all’aperto e con sedute in parallelo. Altre misure riguardano il contingentamento degli accessi alla ski area, facilmente organizzabile in quelle piccole. In quelle con più accessi stiamo aspettando un confronto col CTS per capire cosa fare. Certo non si può prescindere da un atteggiamento responsabile da parte degli sciatori».  

© il Notiziario di Cortina

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