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INCONTRO CON… EMILIO FEDE

04 Agosto 2016
Feliciana Mariotti
Archivio 2016
Emilio fede tra i coniugi Luciano e Maria Grazia Lucarini - foto Feliciana Mariotti (www.ilnotiziariodicortina.com) Abbiamo incontrato, al Grand Hotel Savoia, Emilio Fede che, per la prima volta, ha accettato di venire a presentare un libro nella Regina delle Dolomiti su invito dell’editore Luciano Lucarini. “Enrico Cisnetto ha cercato di convincermi tante volte - ha detto - quando ero direttore del TG4, ma ho sempre rifiutato. Ora sono felice di essere a Cortina d’Ampezzo. Quello che racconto nel mio libro Se tornassi ad Arcore - il bilancio di una vita da direttore è la verità, una sintesi di quanto mi è accaduto; si legge in un’ora e mezza”. Con sorpresa sfogliando la rivista “Cortina”, Fede vede le due pagine dedicate al compleanno di Marta Marzotto e afferma: “Lo sa che ci lega la parentela, lei era mia consuocera, ci univano tante cose, il giorno della nascita, il 24 (lei era nata nel mese di febbraio, io di giugno) lo stesso anno, tutti e due abbiamo amato Cortina (la mia prima figlia è nata a Dobbiaco). Avevo con Marta un legame d’affetto straordinario, non ci siamo privati di nulla. Giocavo a gin rummy con Sandrina Carraro o con Marta e facevamo anche le ore piccole”. Ha passato una vita d’eccezione… Ho incontrato De Gasperi, Moro, Forlani, grandi capi di stato e di governo di 24 paesi africani, quali ad esempio l’imperatore Hailè Selassié e Gheddafi. Ho fatto diversi reportage, ho scalato il Monte Bianco con Walter Bonatti. Sono riuscito a sposare Diana De Feo, mia moglie, contro il parere dei suoi genitori. Ho vissuto 27 anni in Rai, ricordo la splendida lettera di ringraziamento di Ettore Bernabei. Cosa ricorda di quando era direttore del TG1? Ricordo la P2, allora giocavo al Casinò di Campione. Qual è il momento che ha segnato la sua svolta? La lunghissima diretta di Vermicino, nel giugno del 1981 (era la storia di Alfredino caduto in un pozzo artesiano, quella diretta inchiodò alla Tv l’Italia intera ndr). C’è un episodio che ricorda con grande emozione? Sono l’unico a essere andato a Nassiruya, a bordo di un C38, a rendere onore ai nostri ragazzi straziati nell’agguato del terrorismo islamico. Rientrato in Italia, a Rovigo si svolse la cerimonia dove mi fu consegnata la bandiera della missione per aver rischiato la vita andando a rendere omaggio ai diciassette Carabinieri caduti vittime dell’agguato. Mi fecero dono della bandiera con la seguente dedica: “A Emilio Fede che saprà amarla”. Andò subito a Mediaset? No, l’editore Ulberto Peruzzo mi offrì di fondare ReteA. Vi rimasi due anni. Berlusconi cercava un giornalista che costruisse l’informazione nelle sue reti e mi chiamò. Allora ero al Casinò a Campione e poi quando mi trovò ero al Casinò di Montecarlo. La mia vita è stata una roulette. Vidi a Roma Berlusconi. In una notte misi in piedi un telegiornale. Feci la sigla di Studio Aperto. Sono stato ventisei anni a Mediaset dove ho dato vita all’informazione. Portò nelle case degli italiani la prima guerra del Golfo… Sì, nel 1991 con Studio Aperto. Quaranta minuti di diretta e diedi l’annuncio, prima di tutti gli altri TG. Come nasce l’espressione “Che figura di M..da”? Era sempre il ’91, in diretta a Studio Aperto. Dalla Reuters lessi il messaggio che Saddam Husseim era stato catturato e dissi: “Ora vi mostro l’immagine dell’assassino”. E mandarono l’immagine di Berlusconi e lì mi uscì, quell’espressione che oggi è tanto usata, anche dai rapper. Ha mai avuto paura? No mai, forse per incoscienza o per età. Anche se in Angola sono saltato su una mina. Pensa mai alla morte? Non ci credo. Leggo ogni giorno i necrologi, se non ci sono…vado a farmi la barba. Quanto c’è di vero del bunga bunga? Sono stato messo in mezzo perché ero sempre con Berlusconi. Conoscevo mamma Rosa. Abbiamo tante cose in comune, anche se Silvio in tante mi supera. Qual è il periodo più intenso che ha avuto? Quello a Mediaset. Sempre vicino a Berlusconi, senza mai pretendere nulla oltre a quello che era il mio regolare contratto giornalistico. Stavo a Palazzo dei Cigni, sede del TG4 dalle 9.00 alle 21.00 poi andavo ad Arcore a cenare e alle 2.00 tornavo a casa. Sente ancora Berlusconi? Il giorno del mio compleanno ero a Napoli e Berlusconi mi ha fatto una lunghissima telefonata. Ha mai pensato di entrare in politica? Mi hanno proposto di candidarmi sei volte. Ho sempre rifiutato. Mia moglie è stata senatrice della precedente legislatura. Si è ritirata per dare spazio a una possibile mia ascesa nella mondo della politica, ma questo non è accaduto. Quanti libri ha scritto? Nove libri con Mondadori, uno per San Raffaele, questo Se tornassi ad Arcore - il bilancio di una vita da direttore  degli Specchi Marsilio. In futuro scriverà qualcosa? Chissà magari con Lucarini potrei scrivere, cercando un collegamento con Johannesburg, Uomini, no . Ho anche in mente di raccontare I figli dell’orrore , quello forse lo farò un giorno le persone devono conoscere certi orrori che compiono i ragazzi di 13,14 anni. Feliciana Mariotti  

© il Notiziario di Cortina

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