Con Philippe Daverio scompare l’eclettico personaggio che amava l’arte

2 settembre 2020 at 15:35

Philippe Daverio – www.ilnotiziariodicortina.com

In tarda mattinata l’Italia ha appreso della morte dello storico dell’arte Philippe Daverio, l’eclettico personaggio, famoso per il suo papillon, scomparso nella notte all’Istituto Tumori di Milano, all’età di 70 anni.

Era un gigante della cultura che si esprimeva alla portata di tutti – ha affermato Luca Zaia, presidente della Regione del Veneto – l’esatto contrario di alcuni soloni che amano restare chiusi in un mondo elitario. È stato un amico del Veneto e dei Veneti. Non solo come giurato storico del premio Campiello, ma anche per come ha dimostrato più volte nelle sue trasmissioni a cominciare dall’intramontabile Passepartout.

Grazie alle incursioni di Daverio in terra veneta, il mondo ha sicuramente scoperto e apprezzato qualcosa di più della nostra regione, non solo di quel grande tesoro che è Venezia o delle importanti città d’arte, ma anche di angoli conservati dalle nostre campagne come il Barco della Regina Cornaro, le Ville o più semplicemente il patrimonio di memorie lungo il Piave.

Malato da qualche tempo, era nato a Mulhouse, in Alsazia, il 17 ottobre 1949 da padre italiano, Napoleone Daverio, costruttore, e da madre francese.

Come gallerista ed editore aveva allestito molte mostre e pubblicato una cinquantina di titoli, tra i quali ricordiamo: Catalogo ragionato dell’opera di Giorgio De Chirico fra il 1924 e il 1929; Catalogo generale e ragionato dell’opera di Gino Severini. Da autodidatta si era specializzato in arte italiana del XX secolo e si era dedicato i suoi studi al rilancio internazionale del Novecento.

Dal 1993 al 1997 aveva ricoperto la carica di  assessore alla cultura del Comune di Milano, nel 2000 condotto la trasmissione Art.tù e, dal 2002 al 2012, la trasmissione di divulgazione artistica Passepartout che andava in onda alla domenica dopo pranzo, sempre su Rai 3. Nel 2011, in concomitanza dei festeggiamenti per il 150º anniversario dell’Unità d’Italia, fondò il movimento d’opinione Save Italy.

È stato docente e saggista. Ha insegnato Storia dell’arte presso la Iulm di Milano, Storia del design presso il Politecnico di Milano e fino al 2016 ha ricoperto l’incarico di professore ordinario di disegno industriale presso l’Università degli Studi di Palermo. Nel 2010 è stato designato dal sindaco di Palermo come consulente per la Festa di Santa Rosalia. Poteva considerarsi un veneto d’adozione, dopo aver sposato nel 1983 Elena Gregori, originaria di Vodo di Cadore, amava la montagna e d’estate veniva spesso a Cortina d’Ampezzo e aveva realizzato per Passepartout: Il Caso Gellner, dedicato al grande architetto Edoardo Gellner, figura di spicco dell’architettura italiana e internazionale.

Con le Olimpiadi invernali del 1956, – disse Daverio – la modernità irruppe a Cortina d’Ampezzo e trovò in Gellner, il principale artefice della pianificazione urbanistica della storica cittadina con l’edificio delle Poste. Cortina si adeguò alla modernità dell’epoca, adottando interventi architettonici che oggi possono apparire un po’ stonati. In quella puntata che si può vedere tuttora online Daverio prende come spunto la mostra Edoardo Gellner 100 anni di architettura interni/interiors a Cortina per illustrare il lavoro dell’architetto triestino.

Per Daverio: Guardando i modellini degli edifici progettati per Cortina, le case risultano ai nostri occhi contemporanei già invecchiate, mentre il design degli interni è ancora attualissimo. Passando poi a parlare del Villaggio Eni (270 ville costruite su palafitte che poggiano su un ghiaione) a Borca di Cadore, sottolineò l’importanza del dialogo tra urbanistica e contesto ambientale. In questa circostanza l’architetto collaborò con Enrico Mattei, a quel tempo al timone dell’ENI. Un miracolo della natura che esaltava l’ambiente, così definì il progetto. Propose testimonianze su Mattei (al Villaggio il suo busto si deve alle capacità di Francesco Messina) da parte di Giorgio Bocca e Giulio Andreotti. Ricordò i trascorsi di capo partigiano e l’abilità di gestione e promozione dell’attività energetica italiana. Evidenziò la collaborazione Gellner con Scarpa per la Chiesa. A proposito del Villaggio, Daverio disse che i materiali erano stati accostati tra loro in perfetta sintonia con l’ambiente, come se l’esperienza di una gestione estetica di spazi interni avesse trovato una felice confluenza anche nell’adozione di soluzioni urbanistiche pensate per spazi esterni.

Diverse le collaborazioni anche con la FarsettiArte. Nella foto è con uno dei due galleristi toscani, Frediano Farsetti.

Philippe Daverio e Frediano Farsetti – www.ilnotiziariodicortina.com

Il 10 agosto 2019, era all’Alexander Girardi, invitato da Francesco Chiamulera, responsabile di “Una montagna di Libri” per parlare del suo libro: “Quattro conversazioni sull’Europa”. Europeo per nascita e per vocazione, cresciuto al crocevia tra Italia, Francia e Germania, Philippe Daverio – scrisse Chiamulera nella presentazione all’incontro – ci accompagna in un viaggio tra passato e futuro del vecchio continente. Il presupposto è che l’Europa è la nostra casa comune, una condivisa visione del mondo, con uno stesso linguaggio artistico, musicale, architettonico e addirittura gastronomico. Partendo dal pensiero di alcuni grandi maestri dell’Ottocento e Novecento, tra cui Victor Hugo e Sir Winston Churchill, Altiero Spinelli e Paul Valéry, che hanno immaginato un’Europa unita, e Daverio lancia il suo sguardo di storico dell’arte e antropologo culturale su periodi come il Rinascimento carolingio e le corti del Settecento, per approfondire le differenze e le contaminazioni fra i vari Paesi. Per affermare alla fine, tra provocazione e verità, che il senso dell’Europa sta anche nei sensi: guardiamo, ascoltiamo, sentiamo, annusiamo, mangiamo in modo diverso dagli altri popoli. In questo stanno le nostre radici comuni. Questo era Philippe Daverio, che al pubblico si presentava anche come un uomo cordiale, gioviale e diretto.

Ricorderemo la sua flemmatica esposizione degli argomenti oggetto delle sue trasmissioni, la forma ironica e arguta nell’affrontarli mentre ci accompagnava sempre in viaggio nell’arte, nella storia, nella filosofia, nell’architettura e quant’altro con grande intelligenza, dandoci vere e proprie lezioni di cultura e facendoci apprezzare cose che spesso sarebbero indigeste se non supportate dal suo sapere.

Di Philippe Daverio - dice Zaia – mi resterà impressa la sensazione che ho provato nelle occasioni che ho avuto di incontrarlo personalmente. Un dialogo con lui lasciava sempre l’impressione di aver trovato il modo di leggere un libro in maniera rapida ma molto approfondita e sempre esaustiva. Sentirlo parlare, sembrava quasi che rendesse banale ogni spiegazione in qualsiasi ambito artistico o culturale; eppure lo faceva senza venir mai meno al rigore di studioso. Penso che la sua preparazione e il suo stile fossero quelli più congeniali per spiegare la nostra terra dove una bellezza così diffusa rischia di passare per banalità e deve essere approfondita con concetti immediati per tutti.

Uno degli aspetti più gratificanti dell’incarico di assessore alla cultura per di più in una terra che vanta eccezionali ricchezze artistiche, storiche e culturali come il Veneto - afferma Cristiano Corazzari -, è l’incontro con persone dallo spessore intellettuale e umano ragguardevole: Philippe Daverio è una di queste e l’averlo conosciuto sarà un privilegio che porterò per sempre con me. In molte occasioni ha raccontato il Veneto con quel trasporto, quella capacità di coinvolgimento, quella competenza e quell’amabilità che oggi rendono la sua uscita di scena ancor più dolorosa e toccanteSolo pochi mesi fa abbiamo presentato insieme il libro ‘100 Sguardi sul Veneto’, edito dalla Regione insieme ad Antiga Edizione, un’opera che attraverso immagini e testi descrive le meraviglie, i segreti, le tradizioni e la bellezza della nostra terra, della quale ci si può solo innamorare, come era successo a Daverio. Voglio rendere omaggio all’innato garbo e all’originale eleganza di un uomo colto che ha distribuito la sua vasta conoscenza con generosità e ironia – conclude l’assessore –, un divulgatore culturale che mai si è atteggiato a inarrivabile e nel contempo mai è stato banale. Un professore intelligente tutt’altro che professorale, che considerava il sapere un bene collettivo da propagare il più diffusamente possibile: cosa che lui ha fatto come pochi altri.

Certo è che si sentirà molto la mancanza di un personaggio di simile levatura culturale e dalla così grande capacità di rendere familiare l’arte. Ma anche quel suo modo di vestire, della sua disinvoltura nel portare con eleganza abiti scozzesi o di indossare capi variopinti e stravaganti. Non era da tutti abbinare colori, righe, pois, quadretti, cappelli, papillon, giacche e gilet colorati. Da non dimenticare, poi, i primissimi piani o addirittura i dettagli che le telecamere effettuavano sul suo viso durante la seria esposizione degli argomenti; questo elemento ha contribuito a rimarcare quanto stava esponendo, per avvalorarne ulteriormente il significato. Un binomio, quello della personalità-cultura, distintivo.

A lui va un pensiero di gratitudine per quello che ha trasmesso e un sentimento di vicinanza ai suoi familiari, non solo alla moglie Elena ma anche al figlio Sebastiano.

 Feliciana Mariotti – www.ilnotiziariodiocortina.com
2 settembre 2020

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