A Conegliano Il “Racconto della Montagna nella pittura tra Ottocento e Novecento”

12 febbraio 2020 at 11:32

Dolomiti Museo Nazionale Collezione Salce – www.ilnotiziariodicortina.com

Dal 6 marzo sino al 5 luglio si può ammirare a Conegliano, Palazzo Sarcinelli, la mostra “I Racconti della Montagna nella pittura tra Ottocento e Novecento”.

L’attenzione e l’amore per la montagna esplode tra Ottocento e Novecento, come mostrano le prime scalate di alpinisti ed alpiniste, gli interessi della pittura, della pubblicistica, della cartografia, la costituzione dei primi club alpini, nonché volumi e studi ancora oggi poco noti.

In occasione della nomina, nel 2019, di Conegliano Valdobbiadene a Patrimonio dell’Unesco e in vista dei Campionati del Mondo di Sci Alpino 2021 di Cortina e delle Olimpiadi 2026, si apre l’esposizione che ricostruisce questa fascinazione italiana (ed europea), descrivendo la montagna attraverso le opere di pittori e artisti-esploratori che hanno rappresentato le Dolomiti venete e friulane.

Accanto alle tele di Ciardi, Compton, Flumiani, Pellis, Salviati, Sartorelli, la rassegna presenta anche curiosità e approfondimenti storico-sociali perlopiù inediti. 

Dal focus sulla trevigiana Irene Pigatti, tra le prime alpiniste donne delle Dolomiti, al ritratto di Giuseppe Mazzotti, instancabile promotore della qualità del turismo trevigiano e della scoperta della montagna, dai primi turisti (inglesi) delle Dolomiti con il libro The Dolomite Mountains al testo, vero e proprio viaggio tra le bellezze italiane, Il Bel Paese di Antonio Stoppani, fino ai preziosi taccuini illustrati dell’artista alpinista triestino Napoleone Cozzi. Non mancano i meravigliosi manifesti della Collezione Salce. L’accattivante allestimento permetterà di far rivivere la passione e l’emozione delle straordinarie imprese alpinistiche e l’atmosfera del tempo.

Curata da Giandomenico Romanelli e Franca Lugato, l’esposizione è volta ad approfondire il tema della montagna, che si presenta in forma significativa nella pittura italiana di veduta già a partire dalla metà dell’Ottocento, acquistando una sempre più decisa caratterizzazione tra la fine del secolo e i primi decenni del successivo, anche grazie alle esplorazioni scientifiche e alla conquista delle più alte cime.

Accanto alle opere di celebri autori italiani e stranieri che hanno frequentato principalmente le Dolomiti, da Ciardi a Compton, da Sartorelli a Pellis, da Wolf Ferrari a Chitarin provenienti da diverse collezioni private e pubbliche tra le quali l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti di Venezia, la Casa Cavazzini-Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Udine, la Moderna Galleria di Zagabria, i visitatori potranno (ri)scoprire anche i paesaggi alpini di artisti meno noti.

Oltre ai dipinti, la rassegna presenta una selezione di pubblicistica, cartografia, volumi, stampe, a testimonianza della fortuna e del crescente richiamo che il tema assume nella seconda metà dell’Ottocento. Oltre che importante meta turistica, in linea con una tendenza diffusa in altri paesi europei come la Francia e la Gran Bretagna, la montagna ha rappresentato, infatti, un segno identitario dell’Italia e del suo patrimonio culturale, parallelamente al compimento dell’unità nazionale.

Un altro elemento di novità deriva dall’attenzione che la rassegna rivolge alle prime alpiniste donne, rappresentate dall’esperienza decisamente anticonvenzionale della trevigiana Irene Pigatti (1859-1937), tra le prime italiane alpiniste delle Dolomiti in un periodo in cui le scalatrici erano perlopiù straniere. Fonte di ispirazione ancora oggi, tanto che nel 2010 è stato emesso dalle Poste Italiane un francobollo in suo onore in collaborazione con il CAI, Irene conquista record eccezionali, anticipando la moderna concezione dell’alpinismo intesa come vera e propria pratica sportiva.
L’originale itinerario registra un particolare sentimento della montagna attraverso opere dedicate principalmente alle Dolomiti, realizzate con linguaggi e stili diversi. Dal realismo e naturalismo di Edward Theodore Compton (1849-1921), Guglielmo Ciardi (1842-1917), Giovanni Salviati (1881-1951) al simbolismo e intimismo di Francesco Sartorelli (1856-1939), Traiano Chitarin (1864-1935), Teodoro Wolf Ferrari (1878-1945), Carlo Costantino Tagliabue (1880-1960), Millo Bortoluzzi (1905-1995), Marco Davanzo (1872-1955), Giovanni Napoleone Pellis (1888-1962), che sperimentano l’effetto luminoso e cangiante delle cime innevate tra il Veneto e il Friuli. Discorso a parte meriterebbe il triestino Ugo Flumiani(1876-1938). Accanto alle sue più note tele di vette e distese innevate è infatti presentata una serie dedicata all’interpretazione delle “viscere” della montagna con alcune inedite visioni del Carso, di cui coglie scenografiche grotte, fiumi sotterranei, stalattiti, profonde acque increspate. Un effetto di silenziosa sospensione trapela, invece, dai dipinti del bosnìaco-erzegòvino Gabriel Jurkić (1886-1974), che attribuisce nuovi valori simbolici e mistici al paesaggio alpino oltre il confine italiano. “Protagonista indiscusso nella sua generazione – scrive Giandomenico Romanelli nel saggio di catalogo – contribuisce alla nascita e allo sviluppo di quel modernismo croato che tante sorprese riserva, ancor oggi, per qualità e quantità di anime e di talenti purtroppo spesso poco noti o sconosciuti”.
La selezione di manifesti dei primi decenni del Novecento provenienti dalla collezione Salce di Treviso arricchisce il racconto con la pubblicità degli sport invernali, in particolare grazie ai lavori dell’austro-italianoFranz Lenhart incentrati sulle Dolomiti e Cortina. Perfetti nel taglio modernista, nella tipizzazione dei personaggi, nella essenzialità decorativa dei paesaggi, nell’anti naturalismo e nella vivacissima gamma cromatica, ci raccontano una montagna giovane, felice e dinamica con uno stile che richiama la grande tradizione cartellonistica italiana e francese del primo Novecento e un accenno al sintetismo elegante tipico delle riviste americane.
L’ultima sezione offre al pubblico un’ulteriore curiosità con la storia eccezionale del triestino Napoleone Cozzi (1867-1916), uno dei primi interpreti dell’alpinismo senza guida nelle Dolomiti e precursore dell’arrampicata sportiva a Trieste. In mostra sono esposti tre suoi taccuini, conservati nell’Archivio della Società Alpina delle Giulie di Trieste e noti quasi esclusivamente agli addetti ai lavori.

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