Warning: strpos() expects parameter 1 to be string, object given in /web/htdocs/www.ilnotiziariodicortina.com/home/wp-includes/functions.php on line 2961 Il Notiziario di Cortina – 56° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DEL VAJONT: LA CERIMONIA DI OGGI E LE MANIFESTAZIONI DI VENERDì E SABATO

56° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DEL VAJONT: LA CERIMONIA DI OGGI E LE MANIFESTAZIONI DI VENERDì E SABATO

9 ottobre 2019 at 10:36

Dopo le messe di questa mattina, alle ore 15.00, il momento più importante della giornata: al cimitero di Fortogna, dove sono sepolte le vittime, la cerimonia civile.

Il sindaco Roberto Padroin terrà, davanti ai presenti, il discorso legato alla memoria; seguiranno la deposizione di tre corone delle tre comunità (Podenzoi, Longarone e Codissago) e, sempre in cimitero, il vescovo Marangoni celebrerà la messa.

Alle 17.00 a villa Malcolm presso il ponte di Codissago, verrà deposto un cippo commemorativo, alle ore 21.39 si potrà prendere parte alla veglia in chiesa a Longarone che si concluderà un’ora più tardi con il ritocco delle campane nell’orario della tragedia.

Venerdì 11 ottobre, sempre a Longarone, verrà intitolata la piazza dietro la palestra delle scuole elementari a Terenzio Arduini e a Gian Pietro Protti, sindaci del dopo Vajont.
Sabato 12 ottobre, alle ore 10.00, al centro culturale di Longarone, verrà presentato il libro: “L’industrializzazione nel comprensorio del Vajont, a cura di Agostino Amantia, già direttore Isbrec.
Dalle 15.00, in centro “Marcia per la memoria” a cura di Fidel e Atletica di Longarone.
Alle ore 20.30 nella chiesa di Longarone andrà in scena la rappresentazione teatrale: “Stelle nel Fango: Le gesta eroiche di soldati senza fucile” di Viviana Capraro, autrice del libro “L’abbraccio e la parola” che racconta la testimonianza dei soccorritori del Vajont e da cui è stato tratto lo spettacolo.
L’INTERVENTO DI COMMEMORAZIONE DEL SINDACO DI LONGARONE ROBERTO PADRIN

Buongiorno a quanti oggi hanno desiderato dedicare un momento della loro giornata al ricordo di quanto avvenne 56 anni fa in questo piccolo angolo del mondo: una tragedia che ha toccato il profondo dei cuori a ogni latitudine, che ha ottenuto solidarietà da tutto il mondo, che ha segnato indelebilmente la storia moderna della nostra Nazione, che ha rappresentato, e ancora lo rappresenta, un punto di partenza per fare meglio le cose che l’uomo vorrebbe realizzare nella sua legittima ambizione.

Carissimi sopravvissuti, superstiti e le vostre famiglie, i vostri amici, la comunità della quale fate parte, sanno riconoscere in voi l’esempio del sacrificio, del martirio, della determinazione nella “rinascita”, della speranza di ritrovarvi a combattere, col vostro esempio, un mondo più giusto, più accorto, prudente, sobrio, entro il quale l’egoismo lasci spazio alle straordinarie virtù che l’essere umano saprebbe esprimere se, talvolta, non si lasciasse andare sulla “strada più breve” per raggiungere i propri traguardi.

In questo mio saluto voglio anzitutto porgere il benvenuto, anche per conto degli amici Sindaci di Erto e Casso, Vajont, Ponte nelle Alpi e delle comunità che rappresentiamo, ai superstiti e ai sopravvissuti, ma parimenti ai rappresentati delle istituzioni di ogni ordine e grado, civili, militari, religiose, sociali ed economiche, oggi presenti in questo luogo di silenzio e di preghiera in suffragio delle 1.910 persone, “strappate” alla vita il 9 ottobre 1963, per colpa umana.

Introducendo questo intervento commemorativo desidero anche ringraziare tutti i presenti, gli amici arrivati da Bagni di Lucca, città a noi gemellata, Caerano San Marco e Tesero, paesi con i quali abbiamo stretto dei Patti di amicizia, nel segno di comuni destini, l’assessore regionale del Veneto Gianpaolo Bottacin con il consigliere Franco Gidoni, il Sindaco di Montelupo Fiorentino, sub delegato Anci nazionale per la protezione civile e Nereo Valdesolo soccorritore arrivato dall’Argentina con una delegazione, ma anche coloro che non hanno potuto esserci perché impossibilitati, che idealmente qui noi oggi abbracciamo.

Un saluto particolare, però, …e il nostro “grazie” per aver accolto l’invito a partecipare, lo dobbiamo al Ministro per i Rapporti col Parlamento, l’On. Federico D’Incà, nostro conterraneo e che per questo, siamo certi, saprà cogliere meglio di ogni altro il sentimento del nostro popolo e usarlo nelle attività di “governo” perché, veramente, si possa riuscire a produrre una forte svolta all’approccio verso un territorio e un ambiente fragili, dove le criticità devono essere oggetto di puntuale prevenzione.

L’uomo, infatti, deve rispettare gli equilibri nel rapporto con la natura e l’ambiente. Quel rapporto tornato prepotentemente di estrema attualità anche nell’ultima conferenza delle Nazioni Unite, con le parole di Greta Thumberg. Per rispettare la natura bisogna conoscerla… Quella natura che, ancora, si è ribellata ormai quasi un anno fa, qui nella nostra terra con la tempesta Vaia. Di quel 29 ottobre per la prima volta, però, siamo qui a dire che si è fatta prevenzione. Ogni anno, personalmente, cerco di lanciare, da questo sacro luogo, il messaggio dell’importanza di fare prevenzione, non solo a parole, ma nei fatti.

Ebbene, un anno fa, in virtù dell’impegno e delle scelte coraggiose e responsabili delle istituzioni, si è evitato, almeno, la perdita di diverse vite umane. E’ stato uno straordinario esempio di come lavorando insieme, in squadra, si possa essere vicini ai propri cittadini, aiutarli, proteggerli. La tempesta “Vaia” è stata anche un’ulteriore conferma della grande solidarietà del popolo italiano, accorso in massa a darci una mano nel ripartire. A tutte queste persone va il nostro “grazie”, così come il nostro grazie va rinnovato a tutte quelle persone che sono giunte subito a soccorso dopo il disastro del Vajont, senza sapere cosa si sarebbero trovate davanti, immagini che non riesco neanche ad immaginare tanta fu la violenza subita. Quelle persone che seppero trovare la forza di sollevarci dall’inferno. Molti di loro, come sempre, sono qui oggi, come ogni anno, a condividere con la nostra comunità questo momento dedicato alla memoria, partecipando con la commozione e l’emozione scolpite nel loro animo da quelle giornate strazianti a recuperare corpi mutilati e portare conforto a chi si era salvato. A tutti loro, straordinaria ricchezza del nostro Paese, e a quanti si prodigano quotidianamente nella solidarietà, non finiremo mai di dire GRAZIE!!!

Il 2019 ha segnato momenti molto significativi nella storia che le nostre comunità “mutilate” dal Vajont attraversano quotidianamente. Primo fra tutti, la visita del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Un momento solenne, organizzato con sobrietà, caratterizzato da un abbraccio “umile”, per un Presidente della Repubblica, alla comunità superstite e all’incontro con i bambini delle nostre scuole, che gli hanno voluto regalare il libro sulla storia del nostro leccio, scampato al Vajont, ma sradicato, purtroppo, dalla tempesta Vaia. Una visita che rimarrà impressa nella nostra mente per le parole di affetto e di vicinanza, profuse dal Capo dello Stato, nel visitare questo luogo di dolore.

Ma quest’anno verrà ricordato per essersi portato via due tra le figure che hanno segnato la storia del Vajont: il giudice Mario Fabbri e l’avvocato Sandro Canestrini. Il primo, uomo straordinario, di valore e di valori, cittadino onorario di Longarone, che ha speso gran parte della sua vita nella ricerca della verità di quella tragedia che sentiva come sua. Un uomo che ha sempre compiuto il proprio dovere in maniera pulita, coerente, equilibrata, senza eccessi, senza cogliere condizionamenti, senza mai cedere a compromessi, nel lavoro come nella vita. Un percorso trasparente e virtuoso, il suo. Il secondo, l’avvocato a fianco dei superstiti ertani nel processo de L’Aquila, la cui arringa resta una pietra miliare nella storia del Vajont. Un duro atto d’accusa, dedicato “a tutti i morti e i vivi del Vajont, perché su di loro non cada la pietà”, come “contributo da dare ad una battaglia per l’onestà, per la dignità, per la società nuova che dovrà pur nascere dal sangue e dalle sofferenze di questi bellunesi, udinesi, pordenonesi, di questi uomini e donne delle province degli alluvionati, degli emigranti, “delle vittime sul lavoro”.

Nel corso delle commemorazioni, quest’anno, abbiamo voluto ricordare anche due Sindaci, che furono chiamati a concretizzare la rinascita di Longarone: Terenzio Arduini e Gian Pietro Protti. A loro due va il merito di aver guidato, con passione, rigore e fermezza, la comunità negli anni più difficili dopo il disastro, diventando punti di riferimento di quanti hanno aderito con entusiasmo all’opera di ricostruzione e di rinascita nel “dopo Vajont”. L’amministrazione comunale, dopo aver ascoltato la comunità sul valore delle due figure, ha ritenuto di dedicare loro una piazza, pubblica, che manterrà scolpiti i loro nomi a perpetua memoria per la loro straordinaria opera.
Attività di cui dovremo, per sempre, essere loro riconoscenti e grati, per essere stati capaci di dare un impulso determinante alla rinascita di Longarone, riuscendo ad accompagnare i legislatori (su tutti l’On. Gianfranco Orsini) nelle scelte strategiche che hanno coinvolto tutto il tessuto socio economico provinciale. Fondamentale risultò, in questo senso, una legge speciale, mirata, che ha favorito la crescita di un’economia manifatturiera di cui era priva la nostra Provincia, attraverso un modello di sviluppo innovativo del quale ne parleremo in un convegno che si terrà sabato prossimo.

Al Centro culturale di Longarone verrà, infatti, presentata sabato mattina una ricerca, attraverso la cui pubblicazione è possibile osservare il mutamento epocale, sociale ed economico, che si è verificato in provincia di Belluno e nei territori contigui – per indotto o per “contagio” – a seguito dell’applicazione delle leggi speciali per il Vajont. Da terra di emigranti e montanari, infatti, nel corso del trentennio seguito alla catastrofe del Vajont la provincia si è trasformata in “luogo” di eccellenza per l’industria – quella manifatturiera soprattutto – aprendo spazi di crescita anche ad un’agricoltura di qualità. Un vera e propria RINASCITA.

In questa occasione mi preme informare che il 2020 sarà anche l’anno in cui daremo, finalmente, il via al progetto di collocamento delle lapidi rimosse in occasione della riqualificazione del cimitero, che raccoglie le vittime del Vajont. Un progetto ora condiviso, come speravo due anni or sono, volto a completare un percorso di conservazione e di tutela di questi cippi, aggiungendo, in questo modo, un ulteriore “tassello” a favore della Memoria.
Oltre ad un’esposizione fotografica, è stata individuata l’area a sinistra del portale dove realizzare una struttura in grado di accogliere anche l’evoluzione del “sacrario” delle vittime dopo la sua riqualificazione, per la quale ha assunto la qualifica di “monumentale” per Decreto Presidenziale dell’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.

Questo progetto potrà racchiudere in sé i significati e i valori di una comunità che non vuole dimenticare il dolore, consapevole che in questo c’è una Memoria da perpetuare.

Vado a conclusione e desidero farlo con il messaggio che mi è giunto dalla Presidente del Senato della Repubblica, Maria Elisabetta Alberti Casellati, perchè contiene tutte le cose che avrei voluto anch’io dire qui oggi, naturalmente meglio di me:

“………………………è con sentimenti di forte partecipazione che invio il mio saluto in occasione delle commemorazioni dedicate alle vittime del disastro del Vajont. Donne, uomini e bambini travolti – anche nel sonno – dall’incontenibile forza di trenta milioni di metri cubi d’acqua che, con un’onda alta più di duecento metri, hanno scavalcato la diga ultimata solo pochi anni prima, per abbattersi sulle sottostanti abitazioni di Longarone e dei comuni limitrofi. Indelebile è il ricordo di tutto quel dolore; dello smarrimento e della disperazione dei sopravvissuti; dell’orrore dei corpi straziati recuperati dal fango e dalle macerie degli edifici; di quel senso di fragilità, di precarietà e di impotenza che nella notte ha lacerato e sconvolto le coscienze di tutto il Paese. La storia ha ampiamente dimostrato come la frana del Monte Toc e le sue tragiche conseguenze siano state un disastro ambientale annunciato, provocato e favorito dall’incompetenza e dall’incoscienza del fattore umano. Responsabilità che devono essere motivo di profonda riflessione – soprattutto oggi – sull’urgenza di non sottovalutare i segnali di allarme provenienti dai cambiamenti climatici in atto, dai sempre più frequenti casi di rischio idrogeologico e dai tanti altri pericoli innescati da uno sfruttamento irresponsabile dell’ambiente e delle sue risorse.

Celebrare questo anniversario significa, quindi, stringersi in un momento di solenne raccoglimento con gli orfani e i familiari delle vittime, perché sentano forte la vicinanza delle istituzioni, della cittadinanza e di tutta la Nazione. Significa rappresentare un attestato di gratitudine verso l’instancabile impegno delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco, dei militari, degli operatori sanitari e di tutti i volontari che si adoperarono con ogni mezzo per prestare i primi soccorsi e per mettere in sicurezza i luoghi. Ma significa anche rendere merito all’incredibile capacità dimostrata da questa terra di sapersi risollevare e di trovare nei suoi abitanti la forza per ricostruire e guardare avanti con nuove speranze. Speranze che, come Istituzioni, abbiamo il dovere di non tradire e di non deludere. Perché sulla memoria del disastro del Vajont, così come di tante altre tragedie ambientali ed industriali che hanno colpito il nostro Paese, devono essere poste le basi per una nuova etica della sostenibilità. Una morale che metta al centro della progettazione, della realizzazione e della conservazione di ogni infrastruttura pubblica o privata il valore e la dignità della persona umana, così come il rispetto per le peculiarità dei territori e la piena integrazione con essi. Una prospettiva a cui anche il Parlamento deve aderire con convinzione, attraverso norme sempre più stringenti ed efficaci per assicurare la sicurezza delle abitazioni, degli uffici, delle scuole e di ogni edificio pubblico o privato: Lo dobbiamo alla memoria delle 1910 vittime del Vajont e lo dobbiamo alle nuove generazioni e al loro diritto di guardare con fiducia al futuro. Grazie a tutti.

Grazie Presidente Casellati e grazie a tutti anche da parte mia.

Longarone, 9 ottobre 2019

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