Warning: strpos() expects parameter 1 to be string, object given in /web/htdocs/www.ilnotiziariodicortina.com/home/wp-includes/functions.php on line 2961 OGGI A CORTINA LO SPETTACOLO DI MARCO PAOLINI: “LE AVVENTURE DI NUMERO PRIMO”

OGGI A CORTINA LO SPETTACOLO DI MARCO PAOLINI: “LE AVVENTURE DI NUMERO PRIMO”

10 marzo 2018 at 11:28

Marco Paolini (www.ilnotiziariodicortina.com)

Oggi alle ore 18.00, all’Alexander Girardi Hall, a cura di Una Montagna di libri, andrà in scena lo spettacolo: Le Avventure di Numero Primo  di Marco Paolini. Abbiamo rivolto alcune domande al regista, attore e scrittore bellunese.
- Come nasce questo “Esperimento di fantascienza” a teatro?
 Nasce dalla necessità di pormi delle domande sul futuro, sul cambiamento che sta avvenendo dentro di me. Però è un gioco, un divertimento frutto dell’immaginazione, un progetto leggero come una fiaba, un racconto satirico, divertente e con importanti spunti di riflessione.
- Visto che è un adattamento da un’opera narrativa, scritta a quattro mani, com’è riuscito a coinvolgere un politico come Gianfranco Bettin?
 Mi scuso ma debbo correggerla è un’opera teatrale che poi si è trasformata in un’opera narrativa, anche se in genere avviene il contrario, e Gianfranco Bettin non l’ho
conosciuto nella veste di politico, ma come sociologo e scrittore, poi siamo diventati amici.  La nostra amicizia è di lunga data, è nata con il lavoro di Porto Marghera  quando lui era vice sindaco di Mestre-Venezia. Ed è la prima volta che lavoriamo insieme, abbiamo in comune la passione per la scienza, siamo accaniti lettori e studiosi, arriviamo alla fonte e poi cerchiamo di divulgare le nostre ricerche scientifiche e tecnologiche.
- Dopo aver raccontato il passato con il Vajont e la strage di Ustica e aver fatto rivivere epoche remote, narrando la ritirata dei soldati in Russia e le scoperte di Galileo, oltre alla passione per la ricerca, quale è stata la molla che ha fatto cambiare la prospettiva, indirizzandola verso il futuro?
L’idea che sono troppo vecchio per parlare del passato. Ho un’età in cui non sento più il bisogno di guardare indietro, di ricostruire, preferisco concentrarmi su qualcosa di difficile. Ho voluto fare uno sforzo per immaginare il futuro. Un antidoto alla retorica. Mi piace spiazzare il pubblico. Con questo spettacolo viene raccontata una storia radicata nel territorio, sono pure citati i luoghi che conosco di più. C’è un episodio legato al ghiacciaio del Sorapis, un altro al Pelmo. È una sorta di viaggio che tocca anche Venezia e Trieste. Si parla di zone che io e Gianfranco conosciamo bene, un immaginario noto e meno noto. Quanto ai cambiamenti, questi ci sorprendono sempre.
- Nel suo spettacolo riesce a suscitare un certo pathos. Come fa in meno di due ore a trasmettere sentimenti tanto contrastanti?
 La ricetta me l’ha insegnata mia nonna. Per fare un buon minestrone bisogna mettere anche ingredienti contrastanti, come la cipolla. Battuta a parte se uno riesce a coinvolgere il pubblico in vari modi il gioco è fatto.
 - Come definirebbe “Le Avventure di Numero Primo”?
Uno spettacolo lieve, il tempo scorre veloce, non è un trattato, ma un’avventura sul cambiamento che stiamo vivendo.
- Marco Paolini ha caratteristiche che l’avvicinano a Ettore, il padre di Numero Primo?
No, io sono altro… anzi sono il narratore e sono un po’ dentro a tutti i personaggi.
 - Visto il tema trattato che rapporti ha con la tecnologia e i social network?
Onestamente sui social faccio fatica, per il resto leggo e mi aggiorno. Personalmente penso che generino dispersione e ci vuole disciplina, anzi paletti,
direi proprio paletti da slalom.
 - Se dovesse sapere che c’è uno spettacolo dove l’attore riesce a catturare la sua attenzione, generando tristezza, felicità, ansia e divertimento, lei cosa farebbe?
Correrei a comprarmi il biglietto. Sarebbe come andare al cinema, mi godrei fino in fondo lo spettacolo.
 - Una volta terminato lo spettacolo, lo spettatore cosa porterà con sé?
Un’esperienza che lo legherà ad altre persone. Un ricordo che inevitabilmente verrà condiviso. Un antidoto alla solitudine.
- Cos’è per lei la pausa finale?
 Un’arma a doppio taglio, una partitura, uno spartito. È musica, una rapsodia… necessaria per riuscire a coinvolgere lo spettatore.
- Se dovesse invitare il pubblico a vedere il suo spettacolo cosa direbbe?
Venite a vedere Marco Paolini che avete imparato a conoscere. Questa volta tratta un argomento diverso, che dà continuità al lavoro finora svolto.
Ha imparato che nella vita non bisogna ripetersi, ma adeguarsi ai tempi, reagire e cambiare. Se siete curiosi, venite a vedermi…
vi aspetto!
L’appuntamento è per oggi all’Alexander Girardi Hall alle 18.00 con un grande interprete teatrale; uno straordinario comunicatore di tragedie sociali, il più autorevole rappresentante di un teatro inteso come presa di coscienza collettiva. 
Biglietti all’Alexander Girardi Hall prima dello spettacolo, a partire dalle ore 16.30.
Feliciana Mariotti
 
 
 
 

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